Considerato universalmente uno dei migliori pianisti jazz della storia, nel 1963 Bill Evans non aveva ancora raggiunto un grande successo commerciale. Tuttavia, in quell’anno ebbe l’idea di un disco molto particolare, realizzato con la tecnica dell’overdubbing e intitolato “Conversations With Myself”. Andando contro l’opinione più diffusa che considerava artificioso l’overdubbing, Evans, uno dei musicisti più lirici che il mondo del jazz abbia mai conosciuto, era affascinato dall’idea di utilizzare un approccio che gli permettesse di conversare con se stesso. Se tre musicisti potevano esercitarsi e suonare insieme abbastanza a lungo da poter intavolare conversazioni musicali durante un brano, allora le idee musicali espresse ed esplorate da più tracce dello stesso musicista non sarebbero state ancora più vicine a una perfezione idealizzata? Acclamato con 5 stelle da Downbeat nel 1963 e un Grammy, “Conversations With Myself” è diventato subito un classico per la comunità jazz. Il lavoro di Evans è davvero ispirato e straordinario: in ogni brano, è come se tre sue personalità distinte suonassero insieme, ognuna perfettamente consapevole di ciò che le altre stanno facendo e, forse ancora più importante, di ciò che faranno. La straordinaria comprensione musicale di Evans è al centro della scena mentre interpreta classici del jazz come “’Round Midnight”, “Stella By Starlight” e “Just You, Just Me” e “Blue Monk”. |